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C’è un dolce che inganna tutti. Arriva al tavolo e per un secondo, solo un secondo, il cervello va in tilt. Quegli spaghetti non possono essere gelato. Eppure lo sono.

La spaghettata di gelato esiste da più di cinquant’anni e non ha mai smesso di stupire. Non perché si reinventi continuamente, ma perché l’effetto è sempre lo stesso: quella piccola sospensione di incredulità che precede il primo cucchiaio.

Una storia di famiglia lunga un secolo

La storia degli Spaghettieis (si pronuncia “Spaghetti Ais”) ha radici lontane. Nel 1906, a Conegliano, in provincia di Treviso, dove il nonno di Dario Fontanella cominciò a fare gelato artigianale. Una tradizione che il padre portò con sé emigrando in Germania, aprendo la gelateria Eis Fontanella a Mannheim. Dario crebbe tra i due paesi, le scuole in Italia, le vacanze in Germania a dare una mano in gelateria. Un ragazzo con il gelato nel sangue, letteralmente.

L’intuizione a Cortina

Nel 1969, durante una gara di sci a Cortina d’Ampezzo, il diciassettenne Dario si fermò alla pasticceria Embassy, ancora oggi attiva, e ordinò un Mont Blanc. Quello che lo colpì non fu il sapore, ma la forma: la pasta di marroni veniva lavorata con la macchina per gli spätzle, uno strumento tipico delle aree alpine che trasforma gli impasti in gnocchetti irregolari, e il risultato era una massa soffice a fili sottili che cadeva sul piatto come una piccola montagna.

Tornato a Mannheim, Fontanella provò a replicare quella forma con il gelato. L’obiettivo era evocare in Germania l’immagine degli spaghetti al pomodoro italiani. Partì con pistacchio, limone e fragola, un tricolore commestibile, ma il risultato non convinse. Fu il padre a suggerire la svolta: gelato alla vaniglia per i fili, che ne ricordava vagamente il colore, panna montata come base per dare volume, salsa di fragole a mimare il sugo di pomodoro, e scaglie di cioccolato bianco a fare le veci del parmigiano.

La spaghettata era nata. Con un effetto così convincente che, racconta il sito di Eis Fontanella, all’inizio i bambini piangevano quando gliela servivano: avevano ordinato un gelato e si ritrovavano davanti un piatto di pasta al sugo.

Un classico che ha trovato casa in Abruzzo

Quello che è nato come trovata scenica in una gelateria tedesca, sulla costa adriatica è diventato qualcosa di diverso: un classico del lungomare, parte del repertorio condiviso tra chi la ordina d’istinto perché la ricorda da bambino e chi la scopre per la prima volta.

In Abruzzo la spaghettata non ha mai avuto bisogno di presentazioni. Non è mai stata percepita come un’importazione curiosa. Si è seduta nel menu delle gelaterie di costa con la naturalezza delle cose che appartengono a un posto, anche quando non ci sono nate.

Forse perché l’Abruzzo ha una familiarità profonda con il gelato artigianale come rito estivo, qualcosa che si consuma lentamente, che si condivide, che appartiene al paesaggio del lungomare tanto quanto l’odore di salsedine.

La nostra versione parte da una base di pan di spagna bagnato all’Aurum, il liquore abruzzese per eccellenza, ottenuto da arance e brandy, su cui si adagia il gelato alla crema estruso a spaghetti. Amarene sciroppate, granella di nocciole, panna fresca, topping all’amarena.

È una spaghettata che sa dove si trova. La forma è quella classica di Fontanella. L’anima è abruzzese.

Certi classici non hanno bisogno di essere reinventati, solo di essere fatti con cura.

Vieni a provarla tutto l’anno a Montesilvano e Ortona.

 

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